CALCIO:
GENOA-BOLOGNA 3-4
E' un Bologna da sogno! Rimonta tre volte a Genova
e Adailton realizza una magica tripletta. Vola Colomba...
E
bravo Colomba! Da bruco moribondo a splendida farfalla in diciotto partite.
A Genova si è schiusa del tutto la crisalide rossoblu, scoprendosi bella
e con le ali grandi a sufficienza per volare a +8 sulla terz'ultima.
Un'enormità per una squadra che i più davano già condannata
a settembre, e senza i mezzi -tecnici ed economici- per ribellarsi ad un destino
all'apparenza inevitabile.
Poi -lo scorso ottobre- è arrivato lui, Franco Colomba, a prendere il
posto del "Papa", l'uomo dei miracoli. Altro che "Papa",
per i miracoli bastava andare in Sant'Isaia, poche centinaia di metri dal Dall'Ara.
E' lì che vive Colomba, che di nome fa Franco, una vita intera spesa
a Bologna e per il Bologna. Prima da giocatore, dove contribuì a salvare
il Bologna del -5 di Radice arrivando ad assaggiare la maglia della nazionale,
ed ora da mister, dopo aver girovagato la penisola in attesa della chiamata.
Non una chiamata qualsiasi, ma "La Chiamata", per lui che si era sbattuto
al nord e al sud con la speranza di arrivare un giorno a Casteldebole.
I
destini si erano incrociati tante volte ma non se ne era mai fatto nulla, forse
Colomba stesso pensava che non sarebbe mai accaduto. E invece quel giorno è
finalmente arrivato, in concomitanza delle liti intestine che coinvolgevano
papà e figlia Menarini sulla conduzione del club. Ma vale la pena ricordare
quale situazione trovò Colomba al suo arrivo: da una parte Menarini senior
e gli amici del club del giovedì (Moggi compreso
), dall'altra l'asse
Salvatori-Menarini Francesca. In mezzo un allenatore (Papadopulo) inviso ad
entrambe le parti e dunque silurato in malo modo e forse anche con troppo ritardo.
E Colomba? Beh, non era forse la prima scelta nel mazzo dei tecnici senza contratto
ma a suo modo metteva d'accordo tutti. Tappandosi il naso e tenendosi in tasca
qualche euro, Menarini decise che l'uomo giusto era lui, Franco da Sant'Isaia.
Che
colpo per Colomba, che lì per lì non diede peso ai soldi dell'ingaggio
e alla durata del contratto (30 giugno e nessuna opzione per il rinnovo). Una
cosa sola contava: salvare il Bologna, lavorare mettendoci tutto l'amore per
la sua città con il desiderio di riportare l'esaurito entusiasmo sotto
le due torri.
Ok, la voglia c'era, ma la squadra? Ci avevano provato tutti, da Arrigoni a
Mihajlovic, poi Papadopulo, tutti con gli stessi risultati: un'accozzaglia dal
basso profilo tecnico senza gli attributi per giocarsela con le pari grado.
E quali pari grado, poi? Il Chievo era venuto a passeggiare a Bologna, il Dall'Ara
era per tutti terreno di conquista e per parlare di vittorie fuori casa bisognava
tornare indietro di un anno, gollonzo di Volpi a Bergamo che tenne in vita i
rossoblu nella corsa (eufemismo
) verso la salvezza.
La
prima mossa da fare era inventarsi un gruppo che non c'era. Per farlo occorreva
convincere anche chi se ne stava in disparte (Mudingayi e Marazzina in primis)
che c'era bisogno di tutti, che anche loro facevano parte del progetto-Bologna.
Peccato che non esistesse ancora un progetto-Bologna. Ogni mossa societaria
era subordinata al refolo di vento del momento, spedendo un inquietante messaggio
di caducità proprio dai vertici.
Poi bisognava sconfiggere il detto che un somaro non diventerà mai un
cavallo. Per cominciare l'opera c'era solo l'imbarazzo della scelta, da Lanna
a Zenoni, da Mutarelli a Bombardini, da Valiani a Adailton. Tutti over 33 (eccetto
Valiani) avviati senza apparente rimedio verso il viale del tramonto. Per non
parlare poi dei nuovi innesti estivi (Tedesco, Portanova, Raggi, Guana, Vigiani),
che si erano subito adeguati -fin troppo- all'irriguardoso tran tran dei colleghi.
Per
Colomba dunque il cammino è davvero in salita.
All'inizio si becca anche qualche sonora sberla ma negli scontri che contano
il Bologna fa centro, rimane a galla nella lotta-salvezza e i gol che arrivano
sembrano non più essere solo un frutto del caso o della dea bendata.
La squadra mostra finalmente una sua fisionomia sul terreno di gioco.
Ad aiutare il mister ci pensa il nuovo AD Luca Baraldi, giunto a novembre alla
corte dei Menarini, con le sue parole di elogio: "...se avessi dovuto
scegliere io l'allenatore, avrei scelto Colomba, non esiste allenatore migliore
per questa piazza...".
Un po' alla volta cambia il vento, l'inerzia della squadra piglia a girare per il verso giusto. Firenze è la giornata della svolta: dal primo minuto gioca il giovane uruguaiano Gimenez, tenuto in naftalina dal predecessore Papadopulo. Per lui un gol e assist vincente per Di Vaio. Risultato finale due a uno per il Bologna e da quel momento il gruppo ci crede, tanto che per sei turni non sbaglia un colpo. Gli spaesati agnellini diventano di colpo un gruppo vero, uno per tutti e tutti per uno, votati all'arma bianca per il risultato. Mudingayi è la scommessa vinta, da mugugnante separato in casa a colonna portante del centrocampo. Ora è lui il primo a correre ad abbracciare i compagni.
Al
mercato di Gennaio (bravo Baraldi!) gli ultimi assestamenti spendendo quello
che c'era in cassa, giusto i soldi per un caffè: via Osvaldo, Tedesco,
Vigiani, Valiani, Bombardini, arrivano Buscè, Modesto, Pisanu e Savio
N'Sereko.
Con Modesto e Buscè il Bologna trova subito la quadratura sulle fasce
e raccoglie 15 punti in otto partite, di cui dieci in trasferta, roba da stropicciarsi
gli occhi. I rossoblu tengono testa a Milan e Juventus, ma purtroppo si fa male
il super-bomber Marco di Vaio. Ahi ahi, come faremo? Il "vecchietto"
Adailton prende il suo posto e ne fa tre a Genova spazzando via le ambizioni
di champions dei rossoblu di sponda genoana.
Ora
è un Bologna che gioca e che segna, che lotta e che non si arrende mai,
la metamorfosi è compiuta. I complimenti sono d'obbligo. Colomba quasi
si schernisce, sa che la strada che porta alla salvezza è ancora lunga
ma sa anche che con questa umiltà si potrà centrare l'obiettivo.
Un miracolo, si sarebbe detto due mesi fa. Quando gli parlano di rinnovo del
contratto, il mister quasi si arrabbia. Nessuno ha capito che lui ha già
vinto la sua sfida: fare qualcosa di bello e di grande per il suo Bologna.
Lo hanno recepito i tifosi, che a Casteldebole hanno atteso l'arrivo del pulmann
di ritorno da Genova con il sorriso dei tempi belli, quasi una cartolina sbiadita
dopo tanti anni di oblio.
E mentre si alzano i cori per l'ex capitano rossoblu spicca un cartello: "Con
Colomba si vola". Applausi.
Roberto Zerbini
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